La “cosa rossa”

Dopo “la cosa” dei tempi di Achille Occhetto, che per forza di cose tendeva a scolorirsi, oggi è in campo la “cosa rossa”, figlia di tempi renziani. Tutti si rendono conto che non andrà lontano ma non fa nulla. Il campo in cui gioca per ora non sono più le sezioni, che almeno erano fumose, ma le sta
21 AGO 20
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Dopo “la cosa” dei tempi di Achille Occhetto, che per forza di cose tendeva a scolorirsi, oggi è in campo la “cosa rossa”, figlia di tempi renziani. Tutti si rendono conto che non andrà lontano ma non fa nulla. Il campo in cui gioca per ora non sono più le sezioni, che almeno erano fumose, ma le stanze della Camera dove si riuniscono generali senza esercito ma certi di rispondere a “una domanda del paese” che corrisponde a uno “spazio politico da occupare”. Dicono tutti così, da sempre. Questi della “cosa rossa” aspettano invano che Bersani e D’Alema escano dal partito così come i filocinesi negli anni Sessanta assicuravano che Pietro Secchia era ormai prossimo al grande passo. Solo uno appare diverso, a cominciare dal look: Pippo Civati. Ma solo perché, a giudicare da quel che dice, sembra aspettare un Pietro Secchia diverso. Magari radicale.